Un casale in pietra, situato nella frazione di Scoppieto del Comune di Baschi, costruito su fondazioni di epoca romana (una torre di avvistamento sul Tevere) in posizione dominante sul lago di Corbara, su una superficie coperta di 600 mq in grado di ospitare fino a 28 persone.

 

 

Nel 1995 è stata individuata, nella campagna circostante la frazione di Scoppieto, una fabbrica di ceramica romana di grandissima importanza: ceramica da mensa, finissima, con il sigillo dei ceramisti, i fratelli Lucius Zosimus e Publius Avilius Zosimus, che lavorarono dal 14 al 75 D.C.

 

Area archeologica di Scoppieto

 

l sito è ubicato sulla sponda sinistra del Tevere, in un luogo in aperta campagna sulla sommità di un' altura a circa 420 m. s.l.m. in una splendida posizione a controllo del Tevere.

La zona storicamente è molto interessante; attualmente è compresa nel Comune di Baschi, ma in età romana rientrava nel territorio di competenza di Todi, colonia Iulia Tudere.

 

 

Lo scavo interessa una manifattura del I sec. d.C. che produceva ceramiche fini da tavola, la c.d. "terra sigillata" ( in cui venivano prodotti servizi di piatti, tazzine, ciotole anche decorate a rilievo, di un caratteristico colore rosso corallino) e lucerne, cioè i comuni strumenti per l'illuminazione.

Era un villaggio di artigiani che lavoravano al tornio e nello scavo abbiamo individuato le loro postazioni di lavoro, con i loro attrezzi da lavoro.
Dallo studio delle forme dei piatti presenti e dei tipi di bollo usati per firmarli, si deduce che la fabbrica di Scoppieto venne impiantata in età augusta e continuò a lavorare per oltre 100 anni, fino ai primi anni del II sec.d.C..

Si tratta di un complesso produttivo unico al mondo, in quanto, pur utilizzando mezzi di produzione noti anche altrove, non è stato mai possibile, a causa della deperibilità dei materiali usati, ritrovare le strutture e poterle scavare scientificamente attraverso le tecniche stratigrafiche, che consentono di individuare le sovrapposizioni e quindi fasi storiche.

L'aspetto più importante di questo complesso è dato dal fatto che negli oltre 100 anni della sua attività produttiva vi lavorarono oltre 50 artigiani, che usavano in comune le attrezzature di base (cava di argilla, vasche di decantazione, fornaci ) e firmavano la produzione col proprio nome. Due fratelli ebbero un ruolo più rilevante degli altri all'interno della manifattura; appartenevano alla gens Plotidia, e si chiamavano Lucius Plotidius Por(...) [il suo cognomen non è mai completo] e Lucius Plotidius Zosimus. Lavorarono a Scoppieto dall'età claudia all'età flavia. I loro vasi sono presenti in quantità molto superiore a tutti gli altri e negli scavi di Roma e di Ostia i loro prodotti sono ampiamente documentati.

Sono stati rinvenuti, però, i nomi di altri 50 vasai. Sono numerosissimi i frammenti recuperati nella scavo che conservano i loro nomi e come è ovvio sono scarti di fabbrica e prodotti invenduti in quanto difettosi, mentre quelli di buona esecuzione venivano posti in commercio e distribuiti tramite il Tevere sui mercati del Mediterraneo. E così li ritroviamo nelle ville romane dell'Umbria meridionale, a Roma, a Ostia, a Cagliari e nelle principali città della costa settentrionale dell'Africa: Cherchel, Costantina, Cartagine, fino ad Alessandria di Egitto.

 

Perché sia stato scelto questo luogo per impiantare una fornace è facilmente comprensibile. La zona possedeva infatti tutti i requisiti necessari a far funzionare bene una fornace: l'argilla innanzitutto, di una qualità molto adatta, il legname (nella zona sono ancora oggi presenti estesi boschi e dall'analisi dei carboni rinvenuti nello scavo risulta che usavano il leccio, che caratterizza tutto il Podere Carpinaro e tuttora rappresenta la specie arborea più comune) e poi l'acqua (ancora vi sono pozzi alimentati da acqua di vena); la vicinanza alla via di comunicazione fluviale rappresentò poi l'elemento determinante.

 

Da notare che la via fluviale fu ampiamente preferita dai Romani ai costosi trasporti per terra; ne parlano anche gli scrittori latini, in particolare Columella nel suo trattato sull'agricoltura (De re rustica I,2-3) e dalla zona in questione essa rappresentava certamente il mezzo di comunicazione più semplice del quale la fabbrica di Scoppieto si serviva.
Si tratta di ritrovamento molto importante, in quanto fornisce un notevole contributo di tipo storico economico alla conoscenza delle produzioni italiche della prima età romana imperiale e dell'Umbria in particolare.